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LA SENSIBILITA' AUDITIVA
La sensibilità
dell'orecchio dello uomo non è uguale per tutte le frequenze e dipende
inoltre dall'intensità del suono stesso. Essa è tale che per ciascuna
frequenza vi è una intensità minima o soglia di sensazione sonora al di
sotto della quale il suono non è udibile e una intensità massima o
soglia della sensazione dolorosa al di sopra della quale il suono
produce disagio e dolore. Se si esprime graficamente il concetto detto
vengono fuori due curve. Tra queste due curve ve ne sono altre dette
curve isofoniche di Flecther-Munson, ciascuna delle quali indica una
guale sensazione di intensità. Per intenderci guardiamo la curva della
soglia della sensazione sonora: mentre a 100 Hz occorre un livello di
intensità sonora di circa 3G dB per percepire il suono a 1.000 Hz ci
bastano 3 o 4 dB, cioè se si ascoltassero due suoni uno a 100 Hz e
l'altro a 1.000 Hz entrambi con lo stesso livello di intensità, quello a
1.000 Hz sembrerebbe più forte. E' stata creata al riguardo una nuova
unità di misura, il Phon, per la quale suoni che al nostro orecchio
sembrano avere uguale intensità hanno uguale numero di Phon, quindi
tutti i punti di una medesima curva isofonica hanno lo stesso numero di
Phon. Purtroppo l'uomo oltre ad essere influenzato dalla frequenza nella
stima dell'intensità, sbaglia anche nel giudicare le altezze. Cioè non
sempre raddoppiando la frequenza ci pare sia raddoppiata l’altezza
IL TIMBRO
Il timbro è quella componente del
suono che ci permette di distinguere due suoni di uguale frequenza ma
prodotti da sorgenti diverse e che dipende dalla composizione in
armoniche (spettro) cioè dalla forma dell'onda. Ciò è vero solo per note
continue quali potrebbero essere prodotte da un organo elettrico tenendo
premuto il tasto. Nella musica al contrario non si ascoltano suoni
continui e puri, essi sono brevi e complessi, mutevoli in frequenza,
ampiezza e spettro. Prendendo a paragone una nota di contrabbasso,
notiamo che vi è notevole diversità, percepibile anche ad un orecchio
inesperto, se essa è prodotta suonando ad arco, come è proprio di questo
strumento, o a pizzico, come una chitarra. Dunque alla formazione del
timbro concorrono oltre allo spettro sonoro anche lo svolgimento
dell'attacco della nota e lo svolgimento dell'estinzione nonché
l'evolversi nel tempo dello spettro. Le ragioni della natura e delle
differenziazioni da strumento a strumento dello spettro sono da
ricercarsi nella risonanza, quando uno strumento è sollecitato,
percuotendolo, pizzicandolo, soffiando, ecc., esso si mette a vibrare
alle proprie frequenze di risonanza che dipendono dalla natura dei
materiali impiegati e dalla forma meccanica dei pezzi. Ad esempio due
pianoforti accordati, uno a coda ed uno verticale che suonano la stessa
nota, con la stessa intensità e durata, hanno due suoni dal timbro
diverso, diversità dovuta alle diverse frequenze di risonanza che
concorrono alla formazione del rispettivo spettro. E' da notare infine
che l'orecchio umano non percepisce istantaneamente i suoni al loro
sorgere.
LA STEREOFONIA
Grazie alla
visione binoculare, le due immagini dei due occhi sono accoppiate dal
cervello, l'uomo è in grado di percepire il senso di volume degli
oggetti che osserva, quindi ha una visione stereoscopica. Altrettanto
con l'udito, non solo si è in grado di stabilire entro certi limiti la
direzione di provenienza dei suoni, ma anche di localizzare la
posizione, cioè la distanza della sorgente è ciò perchè le due orecchie
percepiscono livelli sonori diversi e direzioni diverse. Questo è
l'effetto stereofonico. Certo questa sensazione non è spiccata quanto
per la vista, infatti per percepire un cambiamento di direzione di una
sorgente occorre che questa ruoti intorno a noi di parecchi gradi in
senso orizzontale o verticale. Inoltre effetti di riverberazione possono
creare confusione nella percezione umana. Comunque quando ci si trova a
un concerto, anche ad occhi chiusi, vengono distinti i violini alla
sinistra, la batteria sul fondo a destra, e così via. La possibilità di
una riproduzione stereofonica permette di ricreare, oltre alla fedele
riproduzione dei suoni in intensità, altezza e timbro, possibile pure
con la monofonia, anche l'illusione, perché di altro ovviamente non si
tratta, di uno spazio sonoro in cui distinguere, pur con notevole
approssimazione, profondità e, almeno, direzione delle singole sorgenti.
Registrando due messaggi distinti da punti diversi e riproducendoli con
due altoparlanti orientati in maniera opportuna, si è in grado di
realizzare discretamente tutto questo. Purtroppo una errata disposizione
degli altoparlanti e, quel che è peggio, una cattiva acustica ambientale
può pregiudicare irreparabilmente questo effetto e per porre rimedio
alle difficoltà ambientali si è andata sviluppando la quadrifonia.
Particolari accorgimenti nella rilevazione, e lo uso di quattro
altoparlanti opportunamente orientati consentono di ricreare uno spazio
sonoro nel quale l'ascoltatore può stare immerso con effetti alquanto
suggestivi.
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